L'attività di conservazione è molto florida sia per le sarde che per gli sgombri.

A Lampedusa

Un' attività molto florida.

E' un'attività molto florida che ancora resiste ed è molto fiorente, sia delle sardelle che dello sgombro. Scriveva il giornalista Gianni Roghi, noto subacqueo: " Se il buon Dio non avesse inventato, tra i molti pesci, anche lo sgombro, Lampedusa non esisterebbe. O meglio esisterebbe soltanto l'isola: un tavolato piatto e giallo, alto sul mare come un immenso lastrone, privo di un solo albero e di un rigagnolo d'acqua, ma non esisterebbe il paese con i suoi quattromila abitanti". Da maggio a novembre c'è un periodo di febbrile attività sull'isola. Un continuo via vai di barche che escono e barche che entrano, scaricando cassette colme di pesce argenteo, vivo e palpitante. Una decina di stabilimenti grandi e piccoli marciano a tutto vapore, con l'attiva partecipazione di tutta la popolazione, donne e bambini compresi. La produzione annuale complessiva è di circa duemila tonnellate, di cui più della metà sott'olio e il resto sotto sale. E' interessante sapere che tutto il pesce azzurro pescato durante una notte di pesca, viene interamente assorbito dall'industria conserviera lampedusana. Nello spazio di due o tre ore dallo sbarco in porto, il pesce viene lavorato ed inscatolato sott'olio, così che i filetti di sgombro conservano la flagranza del pesce fresco. Diversa è la lavorazione delle "sardelle d'Africa", poste sotto sale, che richiede molto più tempo.

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